"Sogno che la pace, che è un seme presente in ognuno di noi, germogli e si nutra quotidianamente, senza lasciare spazio all'altro seme in noi presente, quello della violenza e della guerra, nella consapevolezza che la pace non avrà futuro se non impariamo a cominciare da noi stessi..."
Anna Paola

Da "il Manifesto" del 7 maggio 2008

Esserci e fare, o la sinistra muore
Mauro Bulgarelli

Non vorrei essere eccessivamente pessimista, ma il day after della sinistra parlamentare italiana promette di far più danni di quelli che hanno portato alla sua liquefazione elettorale. Nutro ovviamente rispetto per tutti quei tentativi che, per quanto confusamente, si prefiggono di puntellare le macerie prodotte dal voto di aprile, ma non posso non rilevare come essi siano, per il momento, del tutto interni a quel ceto politico che ha grandissime responsabilità nella catastrofe che ci ha spazzato via. (...)

Occorrerebbe, invece, prendere atto della chiusura irrevocabile di un ciclo, che non è stata determinata dai «cinici disegni elettorali del Pd» - come qualcuno li ha definiti - ma dall'inadeguatezza e dalla miopia di una sinistra già ampiamente in crisi dopo un'orribile stagione di governo e che invece di mettersi in gioco nei territori ha intrapreso la strada senza uscita della sopravvivenza a tutti i costi dei propri ceti politici.

È inutile nascondercelo: la Sinistra Arcobaleno è arrivata alle elezioni senza aver lasciato, nei due anni precedenti, la benché minima impronta nell'azione governativa e, nonostante ciò, ha preteso che il proprio elettorato le riconoscesse, magari in misura minore, credibilità e consenso. (...) Sarebbe troppo lungo ripercorrere le tappe di questa deriva ma è un dato di fatto che i soggetti sociali hanno imparato egregiamente a camminare con le proprie gambe e, detto in modo brutale, a fidarsi solo di se stessi.

I segnali erano già chiari: dalla Val Susa a Vicenza era emerso con chiarezza che non c'era più alcuno spazio per quella sinistra istituzionale che aspirava a essere l'interfaccia parlamentare parassitaria dei movimenti e, al tempo stesso, loro parte integrante «di diritto».

E ora questi soggetti sociali hanno deciso di «mettersi in proprio», non trovando traccia dei partiti di sinistra nelle mille battaglie che conducono nei loro territori contro gli inceneritori, la monnezza, l'alta velocità, le basi militari, per la difesa dei beni comuni, della casa, del posto di lavoro.

Questa moltitudine di soggetti, individuali e collettivi, che forma comitati, dà vita a presidi, stringe patti, autoconvoca manifestazioni, che comunica attraverso canali - talvolta attraverso linguaggi- a noi inaccessibili - ha deciso di utilizzare anche le istituzioni e le scadenze amministrative come finestra di visibilità per le proprie battaglie e i propri bisogni, riportando risultati elettorali più che lusinghieri; l'anno scorso in Sardegna, una lista civica, «Alghero Viva», è riuscita a superare il 5 per cento nonostante il crollo rovinoso di tutto l'arco del centrosinistra. (...) Alle ultime elezioni comunali, la lista «Vicenza libera», nata all'interno del movimento «No Dal Molin», ha raggiunto la stessa percentuale, ottenendo il doppio dei voti della Sinistra Arcobaleno, ed è stata determinante, al ballottaggio, per la vittoria «storica» del candidato di centrosinistra, Achille Variati, schieratosi contro la nuova base Usa. E laddove i movimenti hanno deciso di non dare vita a proprie liste e hanno scelto la strada dell'astensione, ciò ha comportato l'azzeramento della sinistra istituzionale.

Da qui il mio scetticismo verso il day after. La sinistra ha bisogno non di cambiare abito ma sostanza politica, di decentrarsi e delocalizzarsi, di relazionarsi con le istanze provenienti dai territori e le comunità ma anche di interrogarsi sull'estraneità, l'ostilità che quest'ultime manifestano nei confronti di partiti e istituzioni.

Se una crisi della rappresentanza è giunta ormai a piena maturazione, occorre essere consapevoli di essere, come sinistra, anche noi parte del problema, non della soluzione. (...)

Per questo, se una fase costituente di una nuova sinistra ha ancora qualche chance, essa deve essere giocata nei territori sui grandi temi sociali e ambientali, deve essere fatta di ascolto, confronto, cooperazione, conflitto, deve darsi come strumento di interlocuzione e costruzione orizzontale assemblee autoconvocate territoriali aperte alla società civile, e non può avere come approdo un'ennesima riedizione di partiti che altro non sono che semplici contenitori di tessere da utilizzare per conflitti interni.

La politica, nei territori, si misura sul «fare», sull'«esserci». Quando ciò non accade, la democrazia rappresentativa muore, perché sceglie l'arroccamento, sceglie cioè la rappresentanza contro la democrazia.