Qui vi riporto il mio intervento di sabato, perchè possiate commentare e criticare....nella speranza di essere in tanti a volere ancora la ricostruzione di una sinistra in Italia!
"È per me motivo di grande speranza sapere che l’intuizione di una sinistra unitaria e plurale, abbozzata (e purtroppo naufragata) con il progetto della Sinistra l’Arcobaleno, a cui credetti insieme a molte altre persone, potrebbe avere finalmente un suo contenitore di senso e di direzione in termini di metodo verso cui andare...
In occasione della nascita dell’Associazione per la Sinistra anche qui in Regione, vorrei infatti esprimere con voi alcune riflessioni, perché tale associazione non diventi solo – da un punto di vista organizzativo – il preludio di una fase costituente e magari poi di un nuovo soggetto politico, ma anche e soprattutto – da un punto di vista politico teorico – la spinta per una lettura critica e seria di cosa significhi, dal mio punto di vista, essere di sinistra oggi prima ancora che fare o dire cose di sinistra oggi.
Dico questo perchè il prossimo passaggio saranno “le primarie delle idee” (finalmente quindi al centro dell’attenzione non vengono messe le leadership o la classe politica, ma le idee e non è poco!) e quindi oggi voglio privilegiare una riflessione di sfondo, di metodo …nel senso che non entrerò nelle sfere tematiche e nelle politiche (ambiente, lavoro, immigrazione, welfare state o altro ancora…) ma presenterò solo gli strumenti teorici necessari, dal mio punto di vista, per poterci continuare a sentire “di sinistra” in un momento in cui lo smarrimento sembra prevalere.
1) L’ETICA
In primis metto la questione etica: io credo profondamente che in una società post-industriale complessa come la nostra, l'etica sia quel campo che riguarda l'orientamento delle scelte fondamentali, il cui obiettivo è il miglioramento non soltanto della qualità della vita, ma anche della dignità della vita di ciascuno degli abitanti di questo pianeta e il mio pensiero va soprattutto a chi fa più fatica a vivere e oggi viviamo una crisi globale che costringerà a mettere al centro dell’analisi e delle lotte moltissime realtà sociali in difficoltà, qui come altrove...
Un nuovo soggetto politico deve poi nascere con la consapevolezza che la vita politica deve essere moralizzata, perchè essa è soggetta a un controllo da parte della vera protagonista della vita delle nostre società, cioè l'opinione pubblica e oggi, nella nostra società, quest'opinione pubblica in qualche modo va ricreata… Perché?
Perché per un verso siamo presi dalla morsa di una politica
a) professionalizzata, perchè il ceto politico appare sempre più separato, sempre più professionalizzato e non è che la professionalità vada male, intendiamoci, soltanto che la professionalità non può essere qualcosa di separato dalla dinamica della società.
b) arcaica, laddove il linguaggio della politica è uno dei linguaggi più anacronistici che ci sono e non ha nulla a che fare con la ricchezza dei linguaggi che adoperiamo nella nostra vita quotidiana o che adoperano l'arte e un certo tipo di letteratura… il ritardo del linguaggio è una spia importante: quando il linguaggio di una determinata sfera della società è arretrato rispetto alla dinamica sociale, beh, allora lì bisogna saper intervenire…e spero che sapremo farlo tutti e tutte insieme, a cominciare da una seria riflessione sulla necessità di un ricambio generazionale della classe politica e sul fatto che sono diminuite le persone che decidono di fare politica nei partiti e quelle che dentro i partiti prendono le decisioni.
c) e oligarchica appunto, laddove il modello oligarchico a cui assistiamo spesso impotenti, che si affida a sondaggi e a una logica di pura conquista del consenso, come se si trattasse della vendita o dello scambio di un prodotto, è un modello oramai molto diffuso anche a sinistra: guardare la realtà in televisione ed esprimere il proprio assenso alle scelte dei pochi che decidono per tutti attraverso i sondaggi, l’urna elettorale o referendaria, produce un deficit di democrazia. Sono infatti diminuiti i luoghi di elaborazione politica e il numero di persone che partecipa a questi luoghi e l’orientamento del senso comune ha come protagonisti sempre più i mezzi di comunicazione e chi ha accesso a questi e sempre meno coloro che la politica dovrebbe rappresentare.
Per l'altro verso siamo invece presi dalla morsa di sistemi di comunicazione sempre più, come dire, sottratti al controllo democratico, al controllo dell'opinione pubblica: assistiamo infatti ad una “sempre minore politicità dei discorsi della politica” e ad una “politicizzazione della non politica” (i programmi di intrattenimento, gli spettacoli, ..) che prende il posto della politica cambiandone radicalmente i significati e i linguaggi: la politica diventa sempre più declamatoria e superficiale, sempre più lontana dalla realtà, mentre la non politica riempie di senso la vita delle persone/consumatori, inventando delle realtà finte.
Bene, io credo che la sfera pubblica debba essere ricreata proprio come qualcosa che sta in mezzo tra questi due poli e si sottrae alla morsa, alla tenaglia di questi due poli.
Parlare di centralità dell’etica poi non significa parlare di “stato etico”, che in tanti, anche poco più a destra di noi, vorrebbero (e un esempio fra tutti, il caso Englaro, ci dice come perfino una scelta con un profilo così delicato e personale possa essere insopportabilmente declinata in questo senso): lo stato etico è una iattura, perchè lo stato non deve avere una funzione, come dire, di formazione etica, ma deve solo dare gli strumenti a ciascuno di noi per potersi orientare, nella consapevolezza della centralità della laicità dello stato. Ritengo fondamentale in questo il ruolo dell'istruzione, dell'istruzione pubblica. Insisto su questo dato perché è di stringente attualità: volere l’istruzione pubblica è fondamentale per la ricostruzione di un’etica pubblica.
Parlare infine di etica significa per me sì parlare di crisi dei valori ma anche dirci che essa non è desertificazione dei valori, bensì piuttosto una sorta di frammentazione dei valori e il disorientamento etico è stato e rimane uno dei problemi della sinistra: con la fine dei blocchi ideologici, che in qualche modo assicuravano a ciascuno di noi degli ambiti di appartenenza, e la conseguente crisi delle ideologie abbiamo assistito ad una pluralizzazione dei valori. Questi valori non sono solo molti, ma sono anche spesso in conflitto tra loro. E dobbiamo dirci quindi che questa crisi dei valori è anche una crisi dell’unità e dell'omogeneità del soggetto moderno, che non è più, diciamo, un soggetto compatto, autoreferenziale, connotabile in modo identitario esclusivo. Ma è invece un soggetto che vive, all'interno di se stesso, il conflitto tra i valori. Questo è il punto fondamentale: lo vive al suo interno. Cioè il conflitto non è soltanto tra noi e gli islamici o tra noi e chi più ne ha più ne metta , ecc... No. Il conflitto dei valori è dentro ciascuno di noi (anche a sinistra, per esempio, la coniugazione tra tutela dei lavoratori e tutela dell’ambiente non può più essere motivo di divisione identitaria tra operaisti e ambientalisti, ma deve poter assurgere ad una sintesi necessaria!) e di conseguenza dobbiamo porci il problema di una nuova concezione etica, che si leghi:
a) da una parte a una visione più articolata del soggetto (e quindi della società) e che dal mio punto di vista deve rispondere al criterio della laicità prima di tutto, a cui si collega strettamente l’essere in relazione con il mondo intero…un’etica relazionale! Dobbiamo infatti ripeterci che la nostra identità non è un’identità sostanziale, statica come dire “assicurata dall'origine alla fine”, ma è una identità dinamica che noi, di volta in volta, ricostruiamo biograficamente e che ha a che fare con la nostra capacità di volta in volta di scegliere, di scegliere una cosa anziché un'altra, di cambiare, di farci contaminare anche dalle identità altrui, diverse…
b) e dall’altra parte ad una sostanziale messa in discussione del nostro modello di sviluppo, per puntare verso un progetto politico che sappia mettere al centro i beni comuni e quindi fare del tema della decrescita l’unica via per dare senso al nostro essere in relazione con il mondo, inteso come comunità unica di persone e come terra madre di tutti gli abitanti del pianeta …
In tutte queste direzioni quindi voglio dirvi come per me sia molto chiaro che la separazione dell'etica dalla politica sarà per la politica causa di sciagure, e a maggior ragione per una sinistra che vuole rinnovarsi…
2) LA NONVIOLENZA
Il secondo elemento che voglio offrire al dibattito è la necessità storica assolutamente attuale di non aver paura di aprire il conflitto politico, di rilanciare una sana dialettica politica democratica (che a volte nella mia breve esperienza in Comune ho avuto l’impressione sia morta defunta anche nel centrosinistra!), purché siamo convinti della necessità di un’esplorazione pratica su vasta scala di metodi efficaci di lotta nonviolenta, da quelli impiegati dalle classi lavoratrici nella lotta tra capitale e lavoro, a quelli praticati da Gandhi, Martin Luther King e molti altri nella lotta per l’indipendenza di un popolo o per l’affermazione di fondamentali diritti umani, da quelli praticati da tanti movimenti di donne, a quelli praticati da molti cittadini che della non violenza e della disobbedienza civile hanno fatto strumento di richiesta di ri-democratizzazione delle nostre democrazie… e penso soprattutto ai movimenti di questi ultimi anni, a partire dai Social Forum in cui ho militato a lungo o ai “no tav”, al “no dal molin”, all’ “onda” di oggi e a tanti altri...
Credo infatti che la dinamica di potere (che coincide con attitudini violente), che anche tanta parte dell’attuale classe politica di sinistra sembra non saper abbandonare (e che continuo a denunciare di aver subito nella mia vicenda elettorale!), sia profondamente in antitesi con una concezione etica della politica nel senso in cui la intendo io, ma mi sento in ottima compagnia con molte mie maestre e molti miei maestri: dai pensatori e attivisti nonviolenti a tante donne del movimento femminista che hanno accompagnato il mio percorso politico…
Credo infatti che la lotta politica non sia, per sua natura, essenzialmente connessa all’uso della menzogna o della frode o della violenza o comunque legata a pure dinamiche di potere, giocate sullo scambio di favori…. Credo invece che gli esseri umani, anche quando agiscono in gruppo e in situazioni conflittuali tese, possono essere in grado di comportarsi e reagire in modo umano, perché credo siano influenzabili dall’appello alla ragione, all’empatia e dalla pressione nonviolenta. Credo infatti che la storia dei rapporti tra politica e etica, da questo punto di vista, sia la storia del continuo tentativo di moralizzare la politica creando situazioni e istituzioni che limitino e riducano in qualche modo il ricorso alla violenza e favoriscano gli strumenti del dialogo, del compromesso equo e la soluzione pacifica dei conflitti. Che ancora l’umanità non sia riuscita a far vincere tali metodi su quelli violenti, di potere, non significa che un altro mondo non sia possibile! Credo nella necessità di tradurre nella pratica politica tale tensione etica!
3) LA CONNESSIONE LOCALE-GLOBALE
Il mio percorso politico è passato attraverso i movimenti, da Genova a Porto Alegre, da Firenze a Vicenza, in osservazione e in ascolto dei vissuti delle genti dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, di quelle migliaia di persone che vengono nel nostro paese scappando da situazioni terribili, di fame, di guerra e persecuzione. In ascolto di quei movimenti di persone che ci dicono che noi, nonostante la crisi economica che stiamo attraversando, il precariato di un mercato del lavoro sempre più selvaggio e irrispettoso dei diritti e della salute dei lavoratori, nonostante le banche e le caste con cui conviviamo, siamo comunque parte di quel 20% dell’umanità che vive con l’80% delle risorse disponibili.
Dicendo questo dico che oggi una nuova sinistra non può prescindere nella sua azione politica dal considerare i problemi locali come collegati ad un contesto globale: questo è evidente quando si parla di immigrazione, di clima, ma deve esserlo anche quando parliamo di lavoro, quando facciamo cultura, sviluppo del sistema economico, pianificazione urbanistica, quando pianifichiamo la logistica, quando pensiamo al turismo delle nostre zone o quando pensiamo alle politiche dell’istruzione, dell’università. E questo non solo perché il globale è qui da noi come lo è il locale, ma anche per quel principio da sempre ispiratore della sinistra che è la solidarietà, che non deve riguardare solo le nostre nuove povertà, ma deve tenere conto sempre delle vecchie e crescenti povertà che anche con la nostra azione nel locale possiamo contribuire ad aumentare o a ridurre.
4) LA PARTECIPAZIONE
Troppe volte anche la nostra classe politica di sinistra si riempie la bocca della parola partecipazione non solo senza sapere cosa sia o cosa possa essere veramente, ma anche per strumentalizzarla a fini elettorali, senza darne contenuto serio e così squalificando un concetto ricco di contenuti rivoluzionari.
Parlare di partecipazione per me significa intanto dire che non si tratta di fare consultazione, contrattazione o ascolto selettivo dei cittadini, ma significa optare per una concezione radicale, sostantiva, strutturale di partecipazione, a partire dalla centralità da dare al territorio come soggetto vivente. Quest’ultimo infatti nel mio immaginario di partecipazione è costruito su un insieme di relazioni complesse tra:
1)ambiente naturale (risorse naturali con connesse problematiche ambientali)
2)ambiente costruito (la città, le strutture, il "paesaggio" prodotto dall’uomo) e
3)ambiente antropico (la società insediata, la cultura, la struttura civile, i saperi delle persone che vi abitano... ).
Ecco, credo che la relazione tra questi 3 elementi sia inscindibile pena il degradare del territorio a puro “spazio” e se questa relazione non sarà messa al centro della ricostruzione dei metodi che governeranno un’azione politica a sinistra non si avrà mai più la capacità di riconquistare quella credibilità che la sinistra ha perso in questi anni!
La stessa partecipazione inoltre si collega in modo inequivocabile al rapporto fra locale e globale. Perché far nascere tanti movimenti e motori di partecipazione dal basso a livello locale e diffonderne le prassi significa dare alla gente gli strumenti per far fronte ai poteri forti. Quei poteri forti in cui le decisioni non sono prese in base a prassi democratiche e secondo finalità di bene pubblico e che, proprio nella mancanza di etica delle nostre classi dirigenti trovano spesso il vulnus per raggiungere i propri fini. Quanto poco basta a una multinazionale per comprare le classi politiche di molti paesi poveri e attuare decisioni che vanno esattamente contro gli interessi dei cittadini? Fare partecipazione oggi significa iniziare a dare risposte nel locale a problemi globali.
Molti di voi mi conoscono per la mia delega al bilancio partecipativo e in questo senso voglio dirvi che tale metodo di governo della città – chiamiamolo per semplificazione di “co-decisione tra amministratori e amministrati” – risponde proprio alla necessità già accennata di “ri-democratizzare la democrazia”, perché esso è il frutto di una sorta di ripensamento dell’articolazione tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, dove quindi la partecipazione è ricostruzione di un interesse comune a capire cosa è meglio fare per quel territorio in termini di condizioni del vivere e dell’abitare!!!
Per concludere e riprendendo alcuni punti da me sottolineati, voglio dirvi che dal mio punto di vista:
- o a sinistra sapremo fare delle opzioni preferenziali
1) per la moralizzazione della politica
2) per la nonviolenza nella politica
3) per la partecipazione
- oppure non sarà capace né di costruire opinione pubblica, né di fare “scelte di parte” in modo autorevole, né di coinvolgere tante persone che non votano più e che nella sinistra che ci accingiamo a costruire insieme potrebbero ritrovare dei riferimenti importanti."

1 commenti:
Ciao,
Vi segnalo il sito internet con relativo blog http://www.lanuovasinistra.blogattivo.com per dibattere e confrontarsi sui tanti temi che riguardano la costruzione di un nuovo soggetto politico della Sinistra unita e plurale.
In questi giorni è stata aperta anche una pagina di discussione sul tema: FRIULI VENEZIA GIULIA : E LA SINISTRA ?
Ci aspettiamo anche da voi un contributo di notizie, informazioni, opinioni.
Un caro saluto a tutte e a tutti,
Marco
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