Qui vi riporto il mio intervento di sabato, perchè possiate commentare e criticare....nella speranza di essere in tanti a volere ancora la ricostruzione di una sinistra in Italia!
"È per me motivo di grande speranza sapere che l’intuizione di una sinistra unitaria e plurale, abbozzata (e purtroppo naufragata) con il progetto della Sinistra l’Arcobaleno, a cui credetti insieme a molte altre persone, potrebbe avere finalmente un suo contenitore di senso e di direzione in termini di metodo verso cui andare...
In occasione della nascita dell’Associazione per la Sinistra anche qui in Regione, vorrei infatti esprimere con voi alcune riflessioni, perché tale associazione non diventi solo – da un punto di vista organizzativo – il preludio di una fase costituente e magari poi di un nuovo soggetto politico, ma anche e soprattutto – da un punto di vista politico teorico – la spinta per una lettura critica e seria di cosa significhi, dal mio punto di vista, essere di sinistra oggi prima ancora che fare o dire cose di sinistra oggi.
Dico questo perchè il prossimo passaggio saranno “le primarie delle idee” (finalmente quindi al centro dell’attenzione non vengono messe le leadership o la classe politica, ma le idee e non è poco!) e quindi oggi voglio privilegiare una riflessione di sfondo, di metodo …nel senso che non entrerò nelle sfere tematiche e nelle politiche (ambiente, lavoro, immigrazione, welfare state o altro ancora…) ma presenterò solo gli strumenti teorici necessari, dal mio punto di vista, per poterci continuare a sentire “di sinistra” in un momento in cui lo smarrimento sembra prevalere.
1) L’ETICA
In primis metto la questione etica: io credo profondamente che in una società post-industriale complessa come la nostra, l'etica sia quel campo che riguarda l'orientamento delle scelte fondamentali, il cui obiettivo è il miglioramento non soltanto della qualità della vita, ma anche della dignità della vita di ciascuno degli abitanti di questo pianeta e il mio pensiero va soprattutto a chi fa più fatica a vivere e oggi viviamo una crisi globale che costringerà a mettere al centro dell’analisi e delle lotte moltissime realtà sociali in difficoltà, qui come altrove...
Un nuovo soggetto politico deve poi nascere con la consapevolezza che la vita politica deve essere moralizzata, perchè essa è soggetta a un controllo da parte della vera protagonista della vita delle nostre società, cioè l'opinione pubblica e oggi, nella nostra società, quest'opinione pubblica in qualche modo va ricreata… Perché?
Perché per un verso siamo presi dalla morsa di una politica
a) professionalizzata, perchè il ceto politico appare sempre più separato, sempre più professionalizzato e non è che la professionalità vada male, intendiamoci, soltanto che la professionalità non può essere qualcosa di separato dalla dinamica della società.
b) arcaica, laddove il linguaggio della politica è uno dei linguaggi più anacronistici che ci sono e non ha nulla a che fare con la ricchezza dei linguaggi che adoperiamo nella nostra vita quotidiana o che adoperano l'arte e un certo tipo di letteratura… il ritardo del linguaggio è una spia importante: quando il linguaggio di una determinata sfera della società è arretrato rispetto alla dinamica sociale, beh, allora lì bisogna saper intervenire…e spero che sapremo farlo tutti e tutte insieme, a cominciare da una seria riflessione sulla necessità di un ricambio generazionale della classe politica e sul fatto che sono diminuite le persone che decidono di fare politica nei partiti e quelle che dentro i partiti prendono le decisioni.
c) e oligarchica appunto, laddove il modello oligarchico a cui assistiamo spesso impotenti, che si affida a sondaggi e a una logica di pura conquista del consenso, come se si trattasse della vendita o dello scambio di un prodotto, è un modello oramai molto diffuso anche a sinistra: guardare la realtà in televisione ed esprimere il proprio assenso alle scelte dei pochi che decidono per tutti attraverso i sondaggi, l’urna elettorale o referendaria, produce un deficit di democrazia. Sono infatti diminuiti i luoghi di elaborazione politica e il numero di persone che partecipa a questi luoghi e l’orientamento del senso comune ha come protagonisti sempre più i mezzi di comunicazione e chi ha accesso a questi e sempre meno coloro che la politica dovrebbe rappresentare.
Per l'altro verso siamo invece presi dalla morsa di sistemi di comunicazione sempre più, come dire, sottratti al controllo democratico, al controllo dell'opinione pubblica: assistiamo infatti ad una “sempre minore politicità dei discorsi della politica” e ad una “politicizzazione della non politica” (i programmi di intrattenimento, gli spettacoli, ..) che prende il posto della politica cambiandone radicalmente i significati e i linguaggi: la politica diventa sempre più declamatoria e superficiale, sempre più lontana dalla realtà, mentre la non politica riempie di senso la vita delle persone/consumatori, inventando delle realtà finte.
Bene, io credo che la sfera pubblica debba essere ricreata proprio come qualcosa che sta in mezzo tra questi due poli e si sottrae alla morsa, alla tenaglia di questi due poli.
Parlare di centralità dell’etica poi non significa parlare di “stato etico”, che in tanti, anche poco più a destra di noi, vorrebbero (e un esempio fra tutti, il caso Englaro, ci dice come perfino una scelta con un profilo così delicato e personale possa essere insopportabilmente declinata in questo senso): lo stato etico è una iattura, perchè lo stato non deve avere una funzione, come dire, di formazione etica, ma deve solo dare gli strumenti a ciascuno di noi per potersi orientare, nella consapevolezza della centralità della laicità dello stato. Ritengo fondamentale in questo il ruolo dell'istruzione, dell'istruzione pubblica. Insisto su questo dato perché è di stringente attualità: volere l’istruzione pubblica è fondamentale per la ricostruzione di un’etica pubblica.
Parlare infine di etica significa per me sì parlare di crisi dei valori ma anche dirci che essa non è desertificazione dei valori, bensì piuttosto una sorta di frammentazione dei valori e il disorientamento etico è stato e rimane uno dei problemi della sinistra: con la fine dei blocchi ideologici, che in qualche modo assicuravano a ciascuno di noi degli ambiti di appartenenza, e la conseguente crisi delle ideologie abbiamo assistito ad una pluralizzazione dei valori. Questi valori non sono solo molti, ma sono anche spesso in conflitto tra loro. E dobbiamo dirci quindi che questa crisi dei valori è anche una crisi dell’unità e dell'omogeneità del soggetto moderno, che non è più, diciamo, un soggetto compatto, autoreferenziale, connotabile in modo identitario esclusivo. Ma è invece un soggetto che vive, all'interno di se stesso, il conflitto tra i valori. Questo è il punto fondamentale: lo vive al suo interno. Cioè il conflitto non è soltanto tra noi e gli islamici o tra noi e chi più ne ha più ne metta , ecc... No. Il conflitto dei valori è dentro ciascuno di noi (anche a sinistra, per esempio, la coniugazione tra tutela dei lavoratori e tutela dell’ambiente non può più essere motivo di divisione identitaria tra operaisti e ambientalisti, ma deve poter assurgere ad una sintesi necessaria!) e di conseguenza dobbiamo porci il problema di una nuova concezione etica, che si leghi:
a) da una parte a una visione più articolata del soggetto (e quindi della società) e che dal mio punto di vista deve rispondere al criterio della laicità prima di tutto, a cui si collega strettamente l’essere in relazione con il mondo intero…un’etica relazionale! Dobbiamo infatti ripeterci che la nostra identità non è un’identità sostanziale, statica come dire “assicurata dall'origine alla fine”, ma è una identità dinamica che noi, di volta in volta, ricostruiamo biograficamente e che ha a che fare con la nostra capacità di volta in volta di scegliere, di scegliere una cosa anziché un'altra, di cambiare, di farci contaminare anche dalle identità altrui, diverse…
b) e dall’altra parte ad una sostanziale messa in discussione del nostro modello di sviluppo, per puntare verso un progetto politico che sappia mettere al centro i beni comuni e quindi fare del tema della decrescita l’unica via per dare senso al nostro essere in relazione con il mondo, inteso come comunità unica di persone e come terra madre di tutti gli abitanti del pianeta …
In tutte queste direzioni quindi voglio dirvi come per me sia molto chiaro che la separazione dell'etica dalla politica sarà per la politica causa di sciagure, e a maggior ragione per una sinistra che vuole rinnovarsi…
2) LA NONVIOLENZA
Il secondo elemento che voglio offrire al dibattito è la necessità storica assolutamente attuale di non aver paura di aprire il conflitto politico, di rilanciare una sana dialettica politica democratica (che a volte nella mia breve esperienza in Comune ho avuto l’impressione sia morta defunta anche nel centrosinistra!), purché siamo convinti della necessità di un’esplorazione pratica su vasta scala di metodi efficaci di lotta nonviolenta, da quelli impiegati dalle classi lavoratrici nella lotta tra capitale e lavoro, a quelli praticati da Gandhi, Martin Luther King e molti altri nella lotta per l’indipendenza di un popolo o per l’affermazione di fondamentali diritti umani, da quelli praticati da tanti movimenti di donne, a quelli praticati da molti cittadini che della non violenza e della disobbedienza civile hanno fatto strumento di richiesta di ri-democratizzazione delle nostre democrazie… e penso soprattutto ai movimenti di questi ultimi anni, a partire dai Social Forum in cui ho militato a lungo o ai “no tav”, al “no dal molin”, all’ “onda” di oggi e a tanti altri...
Credo infatti che la dinamica di potere (che coincide con attitudini violente), che anche tanta parte dell’attuale classe politica di sinistra sembra non saper abbandonare (e che continuo a denunciare di aver subito nella mia vicenda elettorale!), sia profondamente in antitesi con una concezione etica della politica nel senso in cui la intendo io, ma mi sento in ottima compagnia con molte mie maestre e molti miei maestri: dai pensatori e attivisti nonviolenti a tante donne del movimento femminista che hanno accompagnato il mio percorso politico…
Credo infatti che la lotta politica non sia, per sua natura, essenzialmente connessa all’uso della menzogna o della frode o della violenza o comunque legata a pure dinamiche di potere, giocate sullo scambio di favori…. Credo invece che gli esseri umani, anche quando agiscono in gruppo e in situazioni conflittuali tese, possono essere in grado di comportarsi e reagire in modo umano, perché credo siano influenzabili dall’appello alla ragione, all’empatia e dalla pressione nonviolenta. Credo infatti che la storia dei rapporti tra politica e etica, da questo punto di vista, sia la storia del continuo tentativo di moralizzare la politica creando situazioni e istituzioni che limitino e riducano in qualche modo il ricorso alla violenza e favoriscano gli strumenti del dialogo, del compromesso equo e la soluzione pacifica dei conflitti. Che ancora l’umanità non sia riuscita a far vincere tali metodi su quelli violenti, di potere, non significa che un altro mondo non sia possibile! Credo nella necessità di tradurre nella pratica politica tale tensione etica!
3) LA CONNESSIONE LOCALE-GLOBALE
Il mio percorso politico è passato attraverso i movimenti, da Genova a Porto Alegre, da Firenze a Vicenza, in osservazione e in ascolto dei vissuti delle genti dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, di quelle migliaia di persone che vengono nel nostro paese scappando da situazioni terribili, di fame, di guerra e persecuzione. In ascolto di quei movimenti di persone che ci dicono che noi, nonostante la crisi economica che stiamo attraversando, il precariato di un mercato del lavoro sempre più selvaggio e irrispettoso dei diritti e della salute dei lavoratori, nonostante le banche e le caste con cui conviviamo, siamo comunque parte di quel 20% dell’umanità che vive con l’80% delle risorse disponibili.
Dicendo questo dico che oggi una nuova sinistra non può prescindere nella sua azione politica dal considerare i problemi locali come collegati ad un contesto globale: questo è evidente quando si parla di immigrazione, di clima, ma deve esserlo anche quando parliamo di lavoro, quando facciamo cultura, sviluppo del sistema economico, pianificazione urbanistica, quando pianifichiamo la logistica, quando pensiamo al turismo delle nostre zone o quando pensiamo alle politiche dell’istruzione, dell’università. E questo non solo perché il globale è qui da noi come lo è il locale, ma anche per quel principio da sempre ispiratore della sinistra che è la solidarietà, che non deve riguardare solo le nostre nuove povertà, ma deve tenere conto sempre delle vecchie e crescenti povertà che anche con la nostra azione nel locale possiamo contribuire ad aumentare o a ridurre.
4) LA PARTECIPAZIONE
Troppe volte anche la nostra classe politica di sinistra si riempie la bocca della parola partecipazione non solo senza sapere cosa sia o cosa possa essere veramente, ma anche per strumentalizzarla a fini elettorali, senza darne contenuto serio e così squalificando un concetto ricco di contenuti rivoluzionari.
Parlare di partecipazione per me significa intanto dire che non si tratta di fare consultazione, contrattazione o ascolto selettivo dei cittadini, ma significa optare per una concezione radicale, sostantiva, strutturale di partecipazione, a partire dalla centralità da dare al territorio come soggetto vivente. Quest’ultimo infatti nel mio immaginario di partecipazione è costruito su un insieme di relazioni complesse tra:
1)ambiente naturale (risorse naturali con connesse problematiche ambientali)
2)ambiente costruito (la città, le strutture, il "paesaggio" prodotto dall’uomo) e
3)ambiente antropico (la società insediata, la cultura, la struttura civile, i saperi delle persone che vi abitano... ).
Ecco, credo che la relazione tra questi 3 elementi sia inscindibile pena il degradare del territorio a puro “spazio” e se questa relazione non sarà messa al centro della ricostruzione dei metodi che governeranno un’azione politica a sinistra non si avrà mai più la capacità di riconquistare quella credibilità che la sinistra ha perso in questi anni!
La stessa partecipazione inoltre si collega in modo inequivocabile al rapporto fra locale e globale. Perché far nascere tanti movimenti e motori di partecipazione dal basso a livello locale e diffonderne le prassi significa dare alla gente gli strumenti per far fronte ai poteri forti. Quei poteri forti in cui le decisioni non sono prese in base a prassi democratiche e secondo finalità di bene pubblico e che, proprio nella mancanza di etica delle nostre classi dirigenti trovano spesso il vulnus per raggiungere i propri fini. Quanto poco basta a una multinazionale per comprare le classi politiche di molti paesi poveri e attuare decisioni che vanno esattamente contro gli interessi dei cittadini? Fare partecipazione oggi significa iniziare a dare risposte nel locale a problemi globali.
Molti di voi mi conoscono per la mia delega al bilancio partecipativo e in questo senso voglio dirvi che tale metodo di governo della città – chiamiamolo per semplificazione di “co-decisione tra amministratori e amministrati” – risponde proprio alla necessità già accennata di “ri-democratizzare la democrazia”, perché esso è il frutto di una sorta di ripensamento dell’articolazione tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, dove quindi la partecipazione è ricostruzione di un interesse comune a capire cosa è meglio fare per quel territorio in termini di condizioni del vivere e dell’abitare!!!
Per concludere e riprendendo alcuni punti da me sottolineati, voglio dirvi che dal mio punto di vista:
- o a sinistra sapremo fare delle opzioni preferenziali
1) per la moralizzazione della politica
2) per la nonviolenza nella politica
3) per la partecipazione
- oppure non sarà capace né di costruire opinione pubblica, né di fare “scelte di parte” in modo autorevole, né di coinvolgere tante persone che non votano più e che nella sinistra che ci accingiamo a costruire insieme potrebbero ritrovare dei riferimenti importanti."
"Sogno che la pace, che è un seme presente in ognuno di noi, germogli e si nutra quotidianamente, senza lasciare spazio all'altro seme in noi presente, quello della violenza e della guerra, nella consapevolezza che la pace non avrà futuro se non impariamo a cominciare da noi stessi..."
Anna Paola
Anna Paola
L'Associazione per la Sinistra
A Udine sabato 20 dicembre abbiamo fatto una partecipata assemblea pubblica in sala Ajace per dare l'avvio ad un percorso regionale da dare alla neonata Associazione per la Sinistra.
Essa è nata a livello nazionale il 13 dicembre 2008 , con un'assemblea a microfono aperto in cui MONI OVADIA dava, per rigorosi 3 minuti a testa, la possibilità a chiunque (esclusi i leader dei partiti!!!) di parlare e di formulare quindi la propria speranza e adesione alla neonata associazione...
Qui vi riporto il documento programmatico che il 7 novembre 2008 molti intellettuali e politici hanno voluto redigere e che poi ha portato alla decisione di costruire uno strumento leggero, appunto un'associazione che mirasse a ripartire dai territori e dalle "primarie delle idee" che ci saranno nelle piazze all'inizio del prossimo anno:
"Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro - spesso precario, talvolta assente - come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo - tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi - sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini? E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio - vero, reale, possibile, crescente - di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un’opposizione rigorosa, con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità - politica e persino democratica - e scongiurare la deriva bipartitista, avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche.L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali. Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all’assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma - sul piano culturale, politico, organizzativo - non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora."
Questi i primi firmatari:
Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Del Bono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Walter Fabiocchi, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Pietro Folena, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola…
Essa è nata a livello nazionale il 13 dicembre 2008 , con un'assemblea a microfono aperto in cui MONI OVADIA dava, per rigorosi 3 minuti a testa, la possibilità a chiunque (esclusi i leader dei partiti!!!) di parlare e di formulare quindi la propria speranza e adesione alla neonata associazione...
Qui vi riporto il documento programmatico che il 7 novembre 2008 molti intellettuali e politici hanno voluto redigere e che poi ha portato alla decisione di costruire uno strumento leggero, appunto un'associazione che mirasse a ripartire dai territori e dalle "primarie delle idee" che ci saranno nelle piazze all'inizio del prossimo anno:
"Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro - spesso precario, talvolta assente - come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo - tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi - sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini? E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio - vero, reale, possibile, crescente - di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un’opposizione rigorosa, con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità - politica e persino democratica - e scongiurare la deriva bipartitista, avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche.L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali. Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all’assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma - sul piano culturale, politico, organizzativo - non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora."
Questi i primi firmatari:
Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Del Bono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Walter Fabiocchi, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Pietro Folena, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola…
La sperimentazione del Bilancio Partecipativo e i suoi postumi...
Come vi dicevo, il primo parto portato a termine con un lungo e dolorosissimo travaglio e anche un po' di depressione post partum è stata la sperimentazione del Bilancio Partecipativo, alla quale ho dedicato almeno 3 mesi di lavoro (settembre-ottobre-novembre, per chiudere a dicembre) faticoso sia fisicamente sia emotivamente/psicologicamente, perchè ho trovato non pochi ostacoli alla sua realizzazione...inizialmente di ordine tecnico-amministrativo e poi di ordine tutto politico...
Troverete tutte le informazioni tecniche su tale sperimentazione sul sito del Comune, per cui qui non mi soffermerò a raccontare i dettagli tecnici, amministrativi e procedurali, bensì vorrei raccontarvi questa esperienza dalla prospettiva di una consigliera delegata al Bilancio Partecipativo che ha lavorato tantissimo e gratis (ricordo per chi non lo sapesse che la mia delega non ha nessun contenuto economico nè tanto meno logistico...non ho nè ufficio nè accesso a telefoni o strumentazione di alcun tipo, a differenza - in quest'ultimo caso - dei delegati di quartiere... su cui tra breve aprirò uno squarcio!) per poi ritrovarsi "SOLA"
- non tanto a difendere un'operazione di cui in conferenza stampa finale (mi hanno riferito perchè io non c'ero) si è riconosciuta l'importanza e di cui è mi è stato attribuito il merito,
- quanto a difendere l'apertura di un conflitto politico serio con il mio Sindaco e l'assessora al Decentrameno Chiara Franceschini per quella che avevo rilevato, mio malgrado, come un'operazione parallela che stava minando seriamente il futuro della costruzione del Bilancio Partecipativo in città, e cioè i consiglieri delegati di quartiere non tanto nel loro esistere in sè, quanto nel contenuto delle deleghe che sono state loro assegnate e di cui ora vi spiegherò le criticità.
I delegati di quartiere purtroppo hanno ricevuto, exdecreti di nomina, 2 prerogative sulle quali dissento profondamente e che ho chiesto siano oggetto di revisione o addirittura di abrogazione, perchè comprometteranno l'autorevolezza del percorso del BP, visto che è loro dato il potere di :
1)"ascoltare e portare al Sindaco e agli Assessori con sistematicità le istanze singole e collettive del territorio, in termini di attività da svolgere e di opere pubbliche da inserire a Bilancio" e
2) di suggerire "al Sindaco e agli Assessori interessati lo svolgimento di assemblee, incontri, dibattiti, riunioni informative, in funzione della successiva organizzazione presso le strutture comunali di Quartiere".
Il primo punto voi capite che è l'antitesi del BP, nel senso che potrebbero sostituirsi al BP nell'indicare quali priorità inserire nel Bilancio del Comune....inaccettabile!
Il secondo punto voi capite che rischia di produrre assemblearismi inutili e che magari vanno a sovrapporsi al normale ciclo assembleare del BP!
Dopo che, senza essere mai stata consultata e convocata ad alcun tavolo di discussione con l'assessore Franceschini nè con il Sindaco, a cui rispondo nella mia delega, mi ritrovo tra le .mail il decreto di nomina del Sindaco e nessuna comunicazione da parte della Franceschini per una verifica congiunta (visto che ne decreti di nomina si parla della conciliazione con il Bilancio Partecipativo!) non c'ho visto e ho aperto un conflitto politico!
Questa in soldoni la vicenda che non si è ancora conclusa, perchè aspetto di avere la serenità e le condizioni fisiche per poter affrontare di nuovo la questione... a freddo forse sapremo tutti posizionare al meglio la questione che per me è tutta politica, anche se dal mio punto di vista purtroppo la ragione ultima della mia solitudine e della polemica interna alla maggioranza che mi ha visto isolare ulteriormente è sostanzialmente la seguente:
I PARTITI (e quel che è grave è che non pensavo venisse tanta opposizione all'operazione del BP anche da parte di una lista civica che dovrebbe invece cogliere l'opportunità di un percorso come quello che sto portando avanti!) TEMONO UN PERCORSO DI PARTECIPAZIONE DAL BASSO COME QUELLO DEL BP, PERCHè VA A MINARE I PICCOLI POTERI CHE ALCUNI LORO ESPONENTI SI SONO COSTRUITI NEI QUARTIERI NEGLI ANNI E CHE SICURAMENTE HANNO PRODOTTO QUEL CONSENSO PERSONALE PRIMA CHE POLITICO CHE è ANCORA IL LEIT MOTIV di molta parte della CLASSE POLITICA, di destra come di sinistra
Con questo vi prometto che vi terrò aggiornate e aggiornati se ci dovessero essere ulteriori sviluppi...per ora l'unica novità è stata l'audizione in Commissione Statuto di Gaddo De Anna, quale rappresentante del Comitato cittadino per il BP, che ha portato a delle richieste di modifica dei decreti di nomina dei delegati di quartiere, ma io attendo di essere in forze per portare la mia visione dei fatti, che non coincide con quella del Comitato, che ha agito in totale autonomia e che ha evidentemente un diverso ruolo rispetto al mio...
Spero quindi che l'interlocuzione con la mia maggioranza riprenda nel migliore dei modi, nella disponibilità a fare qualche passo indietro...
Troverete tutte le informazioni tecniche su tale sperimentazione sul sito del Comune, per cui qui non mi soffermerò a raccontare i dettagli tecnici, amministrativi e procedurali, bensì vorrei raccontarvi questa esperienza dalla prospettiva di una consigliera delegata al Bilancio Partecipativo che ha lavorato tantissimo e gratis (ricordo per chi non lo sapesse che la mia delega non ha nessun contenuto economico nè tanto meno logistico...non ho nè ufficio nè accesso a telefoni o strumentazione di alcun tipo, a differenza - in quest'ultimo caso - dei delegati di quartiere... su cui tra breve aprirò uno squarcio!) per poi ritrovarsi "SOLA"
- non tanto a difendere un'operazione di cui in conferenza stampa finale (mi hanno riferito perchè io non c'ero) si è riconosciuta l'importanza e di cui è mi è stato attribuito il merito,
- quanto a difendere l'apertura di un conflitto politico serio con il mio Sindaco e l'assessora al Decentrameno Chiara Franceschini per quella che avevo rilevato, mio malgrado, come un'operazione parallela che stava minando seriamente il futuro della costruzione del Bilancio Partecipativo in città, e cioè i consiglieri delegati di quartiere non tanto nel loro esistere in sè, quanto nel contenuto delle deleghe che sono state loro assegnate e di cui ora vi spiegherò le criticità.
I delegati di quartiere purtroppo hanno ricevuto, exdecreti di nomina, 2 prerogative sulle quali dissento profondamente e che ho chiesto siano oggetto di revisione o addirittura di abrogazione, perchè comprometteranno l'autorevolezza del percorso del BP, visto che è loro dato il potere di :
1)"ascoltare e portare al Sindaco e agli Assessori con sistematicità le istanze singole e collettive del territorio, in termini di attività da svolgere e di opere pubbliche da inserire a Bilancio" e
2) di suggerire "al Sindaco e agli Assessori interessati lo svolgimento di assemblee, incontri, dibattiti, riunioni informative, in funzione della successiva organizzazione presso le strutture comunali di Quartiere".
Il primo punto voi capite che è l'antitesi del BP, nel senso che potrebbero sostituirsi al BP nell'indicare quali priorità inserire nel Bilancio del Comune....inaccettabile!
Il secondo punto voi capite che rischia di produrre assemblearismi inutili e che magari vanno a sovrapporsi al normale ciclo assembleare del BP!
Dopo che, senza essere mai stata consultata e convocata ad alcun tavolo di discussione con l'assessore Franceschini nè con il Sindaco, a cui rispondo nella mia delega, mi ritrovo tra le .mail il decreto di nomina del Sindaco e nessuna comunicazione da parte della Franceschini per una verifica congiunta (visto che ne decreti di nomina si parla della conciliazione con il Bilancio Partecipativo!) non c'ho visto e ho aperto un conflitto politico!
Questa in soldoni la vicenda che non si è ancora conclusa, perchè aspetto di avere la serenità e le condizioni fisiche per poter affrontare di nuovo la questione... a freddo forse sapremo tutti posizionare al meglio la questione che per me è tutta politica, anche se dal mio punto di vista purtroppo la ragione ultima della mia solitudine e della polemica interna alla maggioranza che mi ha visto isolare ulteriormente è sostanzialmente la seguente:
I PARTITI (e quel che è grave è che non pensavo venisse tanta opposizione all'operazione del BP anche da parte di una lista civica che dovrebbe invece cogliere l'opportunità di un percorso come quello che sto portando avanti!) TEMONO UN PERCORSO DI PARTECIPAZIONE DAL BASSO COME QUELLO DEL BP, PERCHè VA A MINARE I PICCOLI POTERI CHE ALCUNI LORO ESPONENTI SI SONO COSTRUITI NEI QUARTIERI NEGLI ANNI E CHE SICURAMENTE HANNO PRODOTTO QUEL CONSENSO PERSONALE PRIMA CHE POLITICO CHE è ANCORA IL LEIT MOTIV di molta parte della CLASSE POLITICA, di destra come di sinistra
Con questo vi prometto che vi terrò aggiornate e aggiornati se ci dovessero essere ulteriori sviluppi...per ora l'unica novità è stata l'audizione in Commissione Statuto di Gaddo De Anna, quale rappresentante del Comitato cittadino per il BP, che ha portato a delle richieste di modifica dei decreti di nomina dei delegati di quartiere, ma io attendo di essere in forze per portare la mia visione dei fatti, che non coincide con quella del Comitato, che ha agito in totale autonomia e che ha evidentemente un diverso ruolo rispetto al mio...
Spero quindi che l'interlocuzione con la mia maggioranza riprenda nel migliore dei modi, nella disponibilità a fare qualche passo indietro...
IL PARTO...i parti...
IL PARTO...
Rieccomi dopo eterni silenzi...sono successe tante cose in questi mesi, non ultima il fatto che ormai sono al 9° mese di gravidanza (data presunta del parto il 6 gennaio... aspetto un befanino!) e dopo un mese difficile, ora rientrato nella normalità (da un punto di vista strettamente medico) mi aggiro come una mongolfiera in attesa di sfornare il figliolo e spero di farlo presto!
I "parti"...
Quanto invece a tutto il resto che in questo blog vi ho sempre cercato di raccontare, credo di dovere alcuni aggiornamenti importanti su almeno 2 parti a cui ho partecipato attivamente e che saranno oggetto di altri due post specifici che seguiranno...
Prima c'è stato il parto della sperimentazione del Bilancio Partecipativo, di cui troverete traccia sul sito del Comune di Udine, che ho linkato al titolo del prossimo post (in ogni caso sul sito del Comune andate all'icona "bilancio partecipativo" che trovate "in evidenza" non nella "HOME" page, ma in "IL COMUNE").
Poi c'è stato il parto dell'Associazione "per la Sinistra" a livello regionale, tenutasi a Udine due giorni fa, il 20 dicembre 2008, per avviare il percorso locale di questa associazione nata a livello nazionale il 13 dicembre 2008.
Su tutti i parti vi darò aggiornamenti...
Rieccomi dopo eterni silenzi...sono successe tante cose in questi mesi, non ultima il fatto che ormai sono al 9° mese di gravidanza (data presunta del parto il 6 gennaio... aspetto un befanino!) e dopo un mese difficile, ora rientrato nella normalità (da un punto di vista strettamente medico) mi aggiro come una mongolfiera in attesa di sfornare il figliolo e spero di farlo presto!
I "parti"...
Quanto invece a tutto il resto che in questo blog vi ho sempre cercato di raccontare, credo di dovere alcuni aggiornamenti importanti su almeno 2 parti a cui ho partecipato attivamente e che saranno oggetto di altri due post specifici che seguiranno...
Prima c'è stato il parto della sperimentazione del Bilancio Partecipativo, di cui troverete traccia sul sito del Comune di Udine, che ho linkato al titolo del prossimo post (in ogni caso sul sito del Comune andate all'icona "bilancio partecipativo" che trovate "in evidenza" non nella "HOME" page, ma in "IL COMUNE").
Poi c'è stato il parto dell'Associazione "per la Sinistra" a livello regionale, tenutasi a Udine due giorni fa, il 20 dicembre 2008, per avviare il percorso locale di questa associazione nata a livello nazionale il 13 dicembre 2008.
Su tutti i parti vi darò aggiornamenti...
Sto lavorando...
Dopo più di due mesi di silenzio, ritorno a farmi sentire...non sono stati mesi facili per molteplici ragioni, ma poichè credo di poter dire di avere fatto in questi mesi (anche se non "raccontato"!) tutto quello che le mie possibilità politiche e personali mi hanno permesso di fare (motivo per cui non ho trovato il tempo da dedicare al blog!), voglio raccontarvi a che punto siamo con l'avvio del percorso di Bilancio Partecipativo, principale ragione per la quale sono entrata nelle difficili stanze della politica...
Dopo le rassicurazioni, da parte del Sindaco, sulla totale disponibilià a far partire dalla primavera 2009 il ciclo di bilancio partecipativo, quindi l'avvio in ogni quartiere del ciclo di assemblee, con la Dirigente responsabile, dott.ssa Paola Asquini, assolutamente collaborativa e competente, abbiamo predisposto:
1) un piano di lavoro operativo per il ciclo di bilancio 2009-2010, che prevede tra l'altro un'ipotesi di suddivisione territoriale della città in aree omogenee (in termini di incidenza di residenti > 16 anni), che si rifanno alla suddivisione del noto decentramento amministrativo, ma lo superano cercando di riprendere la suddivisione in borghi, in quartieri nella loro suddivisione originaria (ricordo che prima delle 7 Circoscrizioni, c'erano 10 Comitati di Quartiere che offrivano la possibilità di partecipare ai cittadini)
2) una sperimentazione del metodo del BP da farsi entro la fine del 2008 sulla destinazione d'uso di un impianto sportivo minore
3) e insieme alla responsabile dell'Ufficio Comunicazione del Comune, dott.ssa Marina Galluzzo, un piano di comunicazione, fondamentale per la gestione del BP
Quanto al mio lavoro più "politico", ho cominciato a incontrare associazioni singole e quartieri, grazie alla disponibilità di comitati e associazioni e grazie a inviti ad hoc, per preparare il terreno all'avvio del percorso amministrativo che ci aspetta il prossimo anno, coinvolgendo quante più persone possibile. In questo lavoro sono e sarò coadiuvata anche dal Comitato cittadino per il Bilancio Partecipativo che si è detto interessato a costruire un'agenda di appuntamenti pubblici per sensibilizzare sul tema.
La mia agenda pubblica per ora ha previsto solo 2 incontri:
1) quello, per invito dell'omonimo Comitato, già avvenuto ai Rizzi il 29 agosto
2) quello in Borgo Stazione, che si terrà il 18 settembre, per invito dell'Associazione Officina del Mondo, alle 20.30, c/o il Dopolavoro Ferroviario, in via Cernaia
La mia agenda privata registra invece molti più incontri, ma tutti preparatori ad altri di ufficiali e di avvicinamento al tema, per cui conto, entro la fine dell'anno, di aver "coperto" un po' tutti i quartieri con appuntamenti più ufficiali (agenda pubblica), grazie alla collaborazione dell'Ufficio Comunicazione del Comune, che mi ha dato ampie disponibilità per l'ideazione di volantini che invitino la cittadinanza a partecipare.
Invito tutti e tutte a darmi consigli (possibilmente costruttivi!) e a partecipare a tali serate, che prometto cercherò di pubblicare sul blog!
Dopo le rassicurazioni, da parte del Sindaco, sulla totale disponibilià a far partire dalla primavera 2009 il ciclo di bilancio partecipativo, quindi l'avvio in ogni quartiere del ciclo di assemblee, con la Dirigente responsabile, dott.ssa Paola Asquini, assolutamente collaborativa e competente, abbiamo predisposto:
1) un piano di lavoro operativo per il ciclo di bilancio 2009-2010, che prevede tra l'altro un'ipotesi di suddivisione territoriale della città in aree omogenee (in termini di incidenza di residenti > 16 anni), che si rifanno alla suddivisione del noto decentramento amministrativo, ma lo superano cercando di riprendere la suddivisione in borghi, in quartieri nella loro suddivisione originaria (ricordo che prima delle 7 Circoscrizioni, c'erano 10 Comitati di Quartiere che offrivano la possibilità di partecipare ai cittadini)
2) una sperimentazione del metodo del BP da farsi entro la fine del 2008 sulla destinazione d'uso di un impianto sportivo minore
3) e insieme alla responsabile dell'Ufficio Comunicazione del Comune, dott.ssa Marina Galluzzo, un piano di comunicazione, fondamentale per la gestione del BP
Quanto al mio lavoro più "politico", ho cominciato a incontrare associazioni singole e quartieri, grazie alla disponibilità di comitati e associazioni e grazie a inviti ad hoc, per preparare il terreno all'avvio del percorso amministrativo che ci aspetta il prossimo anno, coinvolgendo quante più persone possibile. In questo lavoro sono e sarò coadiuvata anche dal Comitato cittadino per il Bilancio Partecipativo che si è detto interessato a costruire un'agenda di appuntamenti pubblici per sensibilizzare sul tema.
La mia agenda pubblica per ora ha previsto solo 2 incontri:
1) quello, per invito dell'omonimo Comitato, già avvenuto ai Rizzi il 29 agosto
2) quello in Borgo Stazione, che si terrà il 18 settembre, per invito dell'Associazione Officina del Mondo, alle 20.30, c/o il Dopolavoro Ferroviario, in via Cernaia
La mia agenda privata registra invece molti più incontri, ma tutti preparatori ad altri di ufficiali e di avvicinamento al tema, per cui conto, entro la fine dell'anno, di aver "coperto" un po' tutti i quartieri con appuntamenti più ufficiali (agenda pubblica), grazie alla collaborazione dell'Ufficio Comunicazione del Comune, che mi ha dato ampie disponibilità per l'ideazione di volantini che invitino la cittadinanza a partecipare.
Invito tutti e tutte a darmi consigli (possibilmente costruttivi!) e a partecipare a tali serate, che prometto cercherò di pubblicare sul blog!
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